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Rapporto sul Turismo Italiano

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19/07/2013

Ponte Vecchio in prestito? Si puņ fare

Autore: Emilio Becheri

 

In Italia da molto tempo è in atto un dibattito sulla valorizzazione dei Beni culturali, che rappresentano un forte richiamo per i turisti ma che, per la loro gestione ordinaria e straordinaria, costano agli enti pubblici assai più dei ricavi che conseguono.

Tutti i musei, ad esempio, sono in deficit (anche a Firenze) e la loro gestione rappresenta, in certo senso e in chiave strettamente economica, un'attività apparentemente improduttiva.
Ma in realtà si assiste da tempo a un fenomeno che, talvolta, è stato definito di privatizzazione dei guadagni e di pubblicizzazione delle perdite.

In altre parole: i turisti visitano i musei ad un prezzo d'ingresso che è minore del costo reale del servizio offerto, mentre lasciano gran parte della loro spesa agli imprenditori della ricettività, in primis quelli alberghieri, e ai negozi ove effettuano acquisti nonché ai ristoranti di ogni ordine e grado, dai fast food a basso prezzo a quelli di alta qualità e alto costo.

 

Vi è poi il problema dei costi causati dai visitatori pendolari che alloggiano nei dintorni di Firenze, ma che visitano la città. Calenzano ha rilevato, nel 2012, poco più di 290mila presenze, delle quali il 67% straniere; Sesto Fiorentino ne ha rilevate 246mila delle quali il 52% straniere.
Nei cataloghi internazionali le due località sono "vendute" come Firenze, ma non si riflette molto sul fatto che a Calenzano vi sia un numero di presenze che, nel 2012, corrisponde a più di due volte quello riscontrato in un capoluogo città d'arte come Pistoia; le presenze di Calenzano sono maggiori anche di quelle di Arezzo.
A fronte di questa situazione l'imposizione dell'imposta di soggiorno può trovare una giustificazione anche nella necessità di salvaguardare e valorizzare quelle risorse che fino ad oggi hanno rappresentato l'immagine del Bel Paese consentendo una piccola privatizzazione delle perdite a carico del cliente turista finale, che paga la tassa. Tutto ciò anche se il cliente paga l'imposta a Calenzano ove dorme invece cha Firenze ove soggiorna e vive; pertanto, più che di imposta di soggiorno bisognerebbe parlare di imposta della notte.

 

Se questa è la realtà del contesto locale, a livello generale sono sempre più forti da un lato il richiamo all'economia dei beni culturali come ipotesi per la valorizzazione delle singole destinazioni e delle diverse opportunità di crescita economica, dall'altro il riferimento ai beni di prestigio, anche se non d'arte, dei quali dispone il Demanio (statale e degli enti locali) per liberare costi che diventano sempre più difficile da gestire e, magari, avviare attività produttive. In tal senso è in atto il progetto Valore Paese promosso dall'Agenzia del Demanio, insieme a Invitalia e all'ANCI, per la valorizzazione e per la gestione efficiente del patrimonio immobiliare dello Stato e degli Enti locali; il progetto coinvolge immobili come ville storiche, castelli, conventi o beni di valore medio-basso collocati, in alcuni casi, in aree svantaggiate.
In molti casi la destinazione prevista dal Demanio per tali beni è proprio quella della ricettività, ma senza alcune riferimento al mercato e senza capire gli effetti che deriverebbero da questa offerta aggiuntiva, pensando solo all'esigenza di fare cassa, come se il turismo fosse un comparto infinito.
La Legge Ronchey sui servizi aggiuntivi è ormai lontana venti anni (1993), ma solo negli ultimi tempi i musei e le altre istituzione culturali si sono aperte all'esterno (ad esempio consentendo lo svolgersi di manifestazioni di moda a fronte del pagamento di un affitto o il noleggio di sale per banchetti).
Sono pochi i casi da definire positivi in tal senso.

Ponte Vecchio

In questo contesto si è sviluppata una grande polemica perchè Ponte Vecchio a Firenze, l'intero ponte, è stato affittato per la serata del 29 giugno 2013, dalle 17.30 alle 23.30, per potere svolgere una manifestazione da parte di un grande gruppo nazionale del Made in Italy, la Ferrrari Cavalcade 2013.
Come era prevedibile tale fatto ha scatenato una grande quantità di critiche, molte delle quali assurde.
Alcuni presunti puristi hanno affermato che il Ponte Vecchio è un simbolo della città e non si può vendere a nessuno; alcuni arrivano ad affermare che si è trattato di uno spot negativo per la città.
I residenti ne hanno sicuramente subito le conseguenze perché per andare nel Centro Storico hanno dovuto fare il giro più lungo da Ponte alla Grazie (a monte di ponte Vecchio) o da Ponte Santa Trinita (a valle), ma non si può non rilevare come l'iniziativa abbia rappresentato un esempio di valorizzazione economica di un bene culturale e l'abbia rimosso, almeno in senso economico, da una situazione statica di passività.
Se poi si pensa che le poche ore nelle quali il Ponte è stato utilizzato hanno portato nelle casse del Comune di Firenze 120.000 euro (100.000 per l'occupazione del suolo pubblico e 20.000 per il restauro di un'altra opera), non si può non riflettere sul fatto che l'importo incassato in una serata corrisponda all'intero incasso di due giorni dell'imposta di soggiorno che pagano tutti i turisti pernottanti in città. Tale imposta, nel 2012 a fruttato alla città di Firenze 21,8 milioni, pari a circa 59.700 euro al giorno.

 

In una sola serata del 2013, dunque, si è incassato quanto per l'imposta di soggiorno di tutti i clienti della città per due giorni.
È un fatto sul quale riflettere perché non vi è stato alcun danno materiale e ambientale e anche sul piano dell'immagine il riscontro può essere molto positivo, se ben gestito.
Si propugna da tutte le parti la valorizzazione dei beni culturali e una volta che una iniziativa in tal senso viene fatta sorgono subito mille contestazioni.

 

Chi contesta non vede più in là del proprio naso.
Qualcosa può essere migliorato sul piano della comunicazione e dell'informazione, anche con riferimento al passaggio dal Ponte Vecchio dei disabili, ma si tratta comunque di un'idea innovativa che può tracciare una via per il futuro.

Emilio Becheri

XX Rapporto sul Turismo

Il Rapporto sul Turismo Italiano, pubblicato da oltre trent'anni, costituisce il documento di economia e politica del turismo più continuo e di più lunga tradizione. Realizzato per la prima volta nel 1984 da un'idea di Piero Barucci ed Emilio Becheri, il Rapporto è stato - e continua a essere - un punto di riferimento per tutti gli addetti ai lavori grazie al contributo che offre allo sviluppo e al radicamento di una cultura del turismo in Italia. Nelle varie edizioni sono state proposte alcune categorie ormai divenute di uso comune, come il passaggio dalla concezione di turismo a quella di turismi, l'analisi delle spese regionali sul turismo, il paradosso del Mezzogiorno, la distinzione fra mercato reale e mercato immaginario, le valutazioni sulla competitività internazionale, la Sindrome di Hesse e quella dello zoo alla rovescia, la stima del turismo non rilevato delle abitazioni per vacanze, il concetto di turismo come mercato dei mercati, fino alla definizione di parametri econometrici riconosciuti e poi utilizzati da tutti, che testimoniano il ruolo prioritario del comparto turistico nell'economia nazionale. La XX edizione esce in un momento decisivo per lo sviluppo del settore. Mentre il mercato interno sembra presentare i primi segnali di ripresa, si accentua la concorrenza sul mercato globale, dove continuano ad aumentare i flussi provenienti dai paesi emergenti e le esigenze dei viaggiatori diventano sempre più articolate e sofisticate. L'Italia è, quindi, chiamata a defnire nuove strategie per valorizzare e rilanciare la propria competitività a fronte della pressione delle nuove destinazioni e delle politiche di attrazione messe in atto dai competitor tradizionali, anche nei confronti del turismo dei residenti. Il Rapporto offre una base conoscitiva molto ampia per comprendere le dinamiche del settore, che può essere utile per orientare le scelte dei policy maker ma anche le strategie dei tanti operatori che contribuiscono a comporre il mosaico del sistema di offerta di una destinazione nazionale. A tal fine, si propone un quadro molto ricco di dati, analisi, ricerche, studi di casi, che attraversano il comparto in lungo e in largo, cercando di cogliere le tendenze di lungo periodo ma anche i fenomeni emergenti che potrebbero dare vita a nuovi trend. Un'attenzione particolare viene riservata al ruolo fondamentale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, che sta promuovendo un processo di pianificazione partecipata per la redazione di un Piano Strategico destinato a creare le premesse per valorizzare le straordinarie risorse del Paese, dove sia finalmente possibile attivare quelle sinergie fra cultura e territorio che rappresentano la chiave di lettura per il rilancio del settore.

 

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In uscita nei prossimi giorni


SOMMARIO
EDITORIALE                                         pag. 3
LABORATORIO

 

L'ospimobilità come sistema produttivo; prospettive per la programmazione urbana in Italia
Nicolò Costa                                          pag. 7

 

Dalla "sharing economy" alla "sharing tourism economy"
Gavino Maresu                                       pag.35

 

Alberghi, turismo e Real Estate. Scenari e tendenza del dopo EXPO
Emilio Valdameri                                    pag. 57

 

Tourism and territory: the case of Tuscany in the 2000's
Antonio Giusti, Laura Grassini           pag. 73

 

La condivisione delle strategie per il turismo sostenibile: Il caso di Monsummano terme
Lorenzo Gai, Elena Gori, Silvia Fissi pag. 95

 

Il movimento negli esercizi ricettivi della provincia di Pistoia 2013-2015
Elisabetta Ventisette                             pag. 119

 

Il turismo a Bisceglie. Il trend dell'ultimo decennio
Antonio Rana                                         pag. 159

 

Per un Piano strategico del turismo
Emilio Becheri                                       pag. 171

 

LIBRI                                                        pag. 175
AUTORI                                                   pag. 156


Direttore della Rivista: Emilio Becheri
Comitato scientifico: Piero Barucci (Presidente Onorario); Lorenzo Gai (Presidente, Univ. Firenze), Silvia Angeloni (Univ. Molise), Magda Antonioli (Univ. Bocconi Milano); Nicolò Costa (Univ. Tor Vergata, Roma); Paolo Costa (Univ. Venezia), Girolamo Cusimano (Univ. Palermo), Andrew Eaglen (Leeds Metropolitan University); Lorenzo Gai (Univ. Firenze); Antonio Giusti (Univ. Firenze); Jafar Jafari (Univ. Wisconsin-Stout); Andrea Machiavelli (Univ. Bergamo); Mara Manente (Ciset Venezia); Gavino Maresu (Univ. Genova); Alfonso Morvillo (IRAT-CNR); Maria Rosaria Napolitano (Univ. del Sannio); Harald Pechlaner (Univ. Cattolica Eichstaett-Ingolstadt; Eurac Research Bolzano).

 

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