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Montano e naturalistico

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Il turismo montano nelle stazioni sciistiche alpine, ha rappresentato fin dagli anni ’60 la principale forma di vacanza delle famiglie dei giovani durante l’inverno. Con esso si è fatta strada la consuetudine alla seconda vacanza alla quale, solo successivamente si sono affiancati ulteriori periodi di villeggiatura che hanno assunto forme più diverse investendo le più disparate motivazioni.

Dopo una fase di avvio a destinazione elitaria, il turismo montano invernale ha raggiunto la propria massima espansione  tra la fine degli anni ’70 e durante gli anni ’80, quando diviene un vero e proprio fenomeno di massa. In quel decennio si moltiplicano gli impianti di risalita, proliferano gli alberghi e le destinazioni sciistiche si arricchiscono di servizi all’ospitalità.

Di pari grado aumentano le attività immobiliari residenziali, specialmente nelle località poco distanti dai grandi centri urbani.

Dopo una fase di crescita e di consolidamento perdurata fino alla metà degli anni ’90, si è avuto una riduzione dei flussi - dovuti anche a fattori climatici che non sempre hanno garantito una perfetta sciabilità – tali da imporre al settore una riorganizzazione e l’elaborazione di nuove strategie.

Fra i fattori critici che occorre considerare c’è anche l’invecchiamento progressivo della popolazione che, se da un lato non implica di per sé un allontanamento dalla vacanza invernale in montagna, potrebbe esserlo in quanto provoca indirettamente una diminuzione della pratica sciistica. E’ fuori dubbio infatti che, pur essendo accresciuto l’interesse verso le pratiche sportive anche dei target meno giovani, questi target hanno bisogno di una serie di servizi ad hoc.

Lo stato di “maturità” del prodotto turistico della montagna invernale è confermato anche dalla contrazione dei flussi attivati nei Paesi tipicamente alpini, Svizzera e Austria, rispetto ad un ventennio. Anche in molte località sciistiche francesi si è assistito ad un calo o a un aumento assai contenuto.

Uno dei grandi limiti del modo in cui viene concepita l’offerta turistica sta nel ritenere che il suo valore sia immutabile e conseguentemente nel rinunciare a mettere in discussione la natura sostanziale  dell’offerta stessa, al più accettando qualche adattamento. La montagna invernale soffre più di altre forme di turismo questo limite, soprattutto per i limiti imposti dal territorio e dalla mole degli investimenti necessari per innovazioni sostanziali di prodotto.

Mercury, oltre a trattare l’argomento in varie edizioni del Rapporto sul Turismo Italiano, ha partecipato Con Ciset e……