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Costruire una mappa completa delle figure professionali che operano nell’ambito del turismo rappresenta un esercizio di elevata complessità. Se si pensa all’ampiezza della gamma delle attività produttive che intervengono, direttamente o indirettamente, nel ciclo dell’offerta turistica o che sono preposte a soddisfare la domanda espressa dai turisti, infatti, si può facilmente immaginare l’estensione dei domini professionali coinvolti.
Dagli esperti di marketing ai commessi di negozio, dai redattori di giornali ai fattorini, dai cuochi ai controllori ferroviari, un milione e mezzo/due milioni di persone lavorano quotidianamente in Italia per i turisti. Non tutti, naturalmente, svolgono professioni che possano essere definite o considerate esclusive dell’Area turistica. Proprio per questo motivo, per individuare le figure tipiche del turismo occorre definire dei criteri.
Un primo criterio consiste nel focalizzare l’attenzione sulle attività produttive e sulle figure professionali per cui l’orientamento al turista rappresenta un fattore decisivo.
Un secondo criterio è quello di escludere gli ambiti settoriali che presentano specificità tecnico-professionali generali tali da risultare non esclusive del settore turistico. Ciò significa, in particolare, che non saranno in questa sede prese in esame le figure appartenenti ad altri settori, quali l’Area dei trasporti, quella dei beni culturali e quella dello spettacolo.
Il terzo e ultimo criterio è quello di prendere in esame, negli ambiti di attività produttive considerati, soltanto le figure professionali più tipiche e consolidate o, in altri termini, caratteristiche. La tabella qui proposta rappresenta un tentativo di raffigurare la “mappa” delle figure professionali del turismo.

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Fonte: Isfol Orientaonline

Nel campo della formazione turistica a partire dall’inizio degli anni ottanta si sono verificati grandi cambiamenti.
Più volte gli operatori hanno effettuato alcune valutazioni generali relative alla necessità di un recupero di qualità degli insegnamenti universitari, con in più alcune considerazioni sulla peculiarità di un comparto che è caratterizzato dalla presenza di due diverse filiere, quella della ricettività e quella della intermediazione, dei servizi e assistenza al cliente-turista.
In particolare il primo comparto, che attiva la maggiore quantità di addetti, è caratterizzato da un ridotto coefficiente fra dirigenti ed addetti, e necessita, più che di manager, di quadri efficienti. Le aziende fanno prevalentemente riferimento ai corsi professionali e degli istituti per il turismo; alcune grandi imprese realizzano in proprio corsi di formazioni interni per i propri quadri, per la partecipazione ai quali spesso le sole condizioni richieste sono la conoscenza della lingua inglese, possibilmente di altre lingue, ed una alfabetizzazione informatica.
Le Università sono entrate nel mondo del turismo negli anni sessanta e fino all’inizio degli anni ottanta vi sono state con  i Corsi di perfezionamento postlaurea in economia del turismo, con alcuni di un certo prestigio come quello presso la Facoltà di Economia dell’Università di Firenze e quello presso la Bocconi di Milano. Questi corsi, che ad inizio degli anni ottanta erano quattro in tutta Italia, partirono, comunque, con un vizio di fondo, perché molti li frequentarono solo per acquisire un maggiore punteggio nelle graduatorie per poi potere insegnare alla Medie superiori.
Successivamente il mondo universitario ha visto varie riforme che prima hanno portato alla esperienza ed al fallimento dei corsi di specializzazione biennali, che avevano finalità professionalizzante; poi, secondo l’ordinamento attuale, sono stati attivati i corsi triennali in Economia e gestione dei servizi turistici (prevalentemente presso le Facoltà di economia) ed i corsi in Scienze turistiche (prevalentemente presso Facoltà di lettere, ed altre umanistiche).
A questi corsi, definiti di primo livello, è stata aggiunta la possibilità di una ulteriore specializzazione biennale di secondo livello, con il conseguimento della laurea magistrale.
I corsi triennali sono proliferati fino a superare, considerando anche quelli in beni culturali, il centinaio, ma con contenuti molto differenziati e spesso come una qualificazione più attenuata rispetto agli altri corsi di economia e di scienze aziendali o a quelli in lettere e scienze umanistiche.
Nel frattempo, a partire dalla metà degli anno ottanta,  sono stati realizzati anche vari master, secondo modalità molto differenziate in termini di durata e di contenuti; in qualche caso non è stato previsto il precedente conseguimento di una laurea.
Il difetto degli attuali corsi è di essere troppo teorici e poco orientati al mercato, perché sono stati definiti senza la collaborazione degli operatori del comparto e, quindi, senza la enucleazione delle figure e delle trasversalità necessarie.
In questo momento si è in presenza di una fase di ripensamento, ma è certo che molte aziende preferiscono assumere i propri manager con un curriculum più ampio e più generale, in presenza di certe condizioni di base essenziali come, appunto, la conoscenza delle lingue ed un buona informatizzazione, perché in poche settimane sono in grado di operare dal proprio interno un riorientamento al turismo.
Un adeguato livello di specializzazione è preferenzialmente perseguibili più con i master che con  altri percorsi, come provano diversi stages realizzati, che poi si sono trasformati in impieghi duraturi.

Lo staff Mercury ha fatto parte del corpo docente in numerosi corsi di formazione ad alto livello.