La diatriba in corso in questi giorni sul periodo di chiusura estiva e sull’apertura posticipata delle scuole ha una lunga storia, che da sempre è stata associata agli effetti sulle vacanze, anche quando queste ultime erano considerate un’attività subordinata alle altre, vista più come periodo di riposo dal lavoro che come fenomeno produttivo autonomo
Le polemiche che si sono avute sulla stampa sottendono alcuni atteggiamenti che dovrebbero essere superati da anni e che invece sono ancora vivi, sia con riferimento al comparto della scuola che a quello delle vacanze.
Da quando, con l’anno scolastico 1978/79, la durata delle vacanze estive fu ridotta di quindici giorni passando dal primo ottobre a metà di settembre è cambiata sia la concezione della scuola che quella del turismo.
La scuola ha sempre una grande e maggiore valenza prioritaria e decisiva.. ma è sempre più necessariamente integrata con attività che i ragazzi compiono a casa, in particolare via internet con una partecipazione più o meno attiva della famiglia,. Nonostante ve ne sia una grande necessità poco è stato fatto fino ad oggi per questa integrazione fra scuola e famiglia, fra permanenza in classe e vissuto quotidiano.
Molte famiglie, quelle che possono, preferiscono fare un itinerario turistico in più con i propri figli, oppure le vacanze bianche, facendo saltare una settimana di scuola ai propri figli, convinti che il “tempo scolastico perso” potrà essere facilmente superato e che una periodo di relax in più fa comunque bene.
Anche il fenomeno del turismo è moto cambiato: il comparto, come insieme di beni e servizi fruiti dal cliente vacanziero, è il settore produttivo privato più importante del paese, con un valore aggiunto che corrisponde a più di due volte e mezzo quello prodotto dal comparto agricolo-alimentare, ed a quasi 4 volte quello generato dal settore dei “Tessili, abbigliamento, pelli cuoio e calzature”.
Eppure qualche commentatore ha affermato che siamo un paese di balocchi ed altri che si vuol sacrificare la scuola addirittura al turismo, come se questa attività non fosse qualcosa di importante e di decisivo per il Sistema Italia.
Il turismo è una cosa seria, la principale attività produttiva del Paese, in grado di muovere molte altre attività, dalla ristorazione, ai trasporti a quelle del comparto immobiliare. Il turismo è uno dei principali fulcri della nostra economia.
Per mettere le regole in chiaro non c’è da scandalizzarsi per l’ipotesi di apertura posticipata avanzata dal Ministro Gelmini, ma sono opportune alcune precisazioni:
- gli effetti sul turismo, peraltro, riguarderebbero solo una parte della popolazione, quella più abbiente con disponibilità di reddito e di tempo libero, mentre l’altra parte ne sarebbe esclusa;
- con l’apertura posticipata si favoriscono le vacanze. Ma non solo quelle in Italia, anche quelle all’estero, in un periodo nel quale si praticano prezzi molto bassi, come sempre accade all’inizio o alla fine di una stagione turistica. Può darsi che sia maggiore l’incremento delle vacanze all’estero rispetto a quelle in Italia;
- con riferimento al comparto alberghiero, nel mese si settembre le presenze sono per poco più della metà (51%) determinate dai clienti stranieri e, ovviamente, per poco meno della metà (49%), gli effetti di un posticipo dell’apertura delle scuole riguarderebbero solo una parte del movimento turistico, poiché per la componente straniera sarebbero indifferenti;
- per il turismo all’aria aperta possono essere effettuate analoghe considerazioni, mentre per coloro che fruiscono delle abitazioni per vacanza (le cosiddette seconde case) la componente nazionale è nettamente prevalente. Ma queste ultime, come è noto, di fatto non vengono rilevate dalle rilevazioni presso gli esercizi ricettivi.
Tenuto conto di tali considerazioni, gli effetti aggiuntivi di un’apertura delle vacanze al primo ottobre rispetto alla situazione attuale si potrebbero tradurre, secondo più ottimistica delle previsioni, in un aumento massimo di circa 10-11 milioni di pernottamenti ufficiali, che su base annua corrisponderebbero al 0,25%-0,3% di quelli attuali, con una spesa che aumenta un po’ meno (0,15%-0,2%) per i minori prezzi praticati durante il periodo di riferimento che non è più alta stagione.
Gli effetti per il turismo potrebbero essere dunque, positivi e significativi, ma in modo limitato.
In realtà per favorire il turismo potrebbero essere attuata una politica più interattiva e più “intelligente” con la regionalizzazione del calendario scolastico, con una apertura e una chiusura differenziata delle vacanze che consentirebbe alle famiglie di potere fruire delle proprie ferie in periodi di non ala stagione, con prezzi più differenziati e più competitivi.
Nel corso degli anni si è discusso molto anche di questa ipotesi senza mai riuscire a realizzarla.
Tuttavia, mai si sono intraviste le opportunità di questo momento, teso alla realizzazione di un federalismo regionale.
La parola dovrebbe passare alle regioni.
Emilio Becheri




